CONSIGLI

Luciano Baffioni Venturi - consigli

Come comportarsi

Un atteggiamento troppo rigido e perfezionista è controproducente. Nelle diete giudiziose non vale la legge del “tutto o nulla”, un piccolo strappo non pregiudica il successo finale e neppure un giorno intero di libertà. Al massimo un giorno di “non dieta” manda all’aria la dieta dei 3-4 giorni precedenti. Se si è abbastanza elastici, si può evitare la “disinibizione”, cioè l’abbandono del controllo alimentare accompagnato da rabbia, senso di colpa, sfiducia e voglia di piantare tutto il lavoro fatto fino allora.

Ognuno ha il diritto di dire NO a chiunque ci spinga a mangiare (genitore, amico, ospite), a bere dell’altro, ci offre un dolce, un gelato; non si rende infelice nessuno se si rifiuta, non si offende, non si fa del male, anzi si fa del bene innanzi tutto a se stesso! E’ opportuno rispondere: “Non ho più fame, inoltre sono a dieta, so che anche tu tieni alla mia salute e non insisterai, anzi mi aiuterai”.

Uno strappo alle regole comunque non solo sarà inevitabile, ma a volte è necessario per impegnarsi di più. Non c’è bisogno di demoralizzarsi, è il risultato finale quello che conta, un insuccesso non deve farci sentire incapaci e colpevoli, con la voglia di lasciare perdere la dieta e quanto di buono hai fatto fino ad allora. Capita a tutti di non essere “perfetti” e se una settimana non si dimagrisce, occorre impegnarsi di più nella dieta e nell’attività fisica: si dimagrirà nella settimana successiva.

Usciti finalmente dalla “prigione degli assoluti” sarà facile iniziare la dieta ipocalorica e sottoporsi a qualche rinuncia, sofferta ma motivata e condivisa.