CONSIGLI

Luciano Baffioni Venturi - consigli

Essere positivi

Per gestire al meglio la propria vita, non solo nei confronti della “fame nervosa” e dei disturbi del comportamento alimentare, occorre imparare a essere assertivi, cioè a modificare in modo positivo e propositivo il proprio comportamento.

Il comportamento degli uomini, di fronte ai fatti della vita e alle relazioni interpersonali, può essere distinto in tre modalità.

1) Comportamento anassertivo passivo: il passivo subisce non reagisce ai torti, non sa reagire alle angherie e alle critiche, non ha il coraggio di esprimere il proprio punto di vista; il passivo ha difficoltà a manifestare le proprie emozioni, ha paura degli altri e del loro giudizio, richiede continua approvazione, dipende molto dagli altri in ogni sua scelta e decisione. Ha difficoltà a dire di no, esplode solo eccezionalmente, diventando anch’egli aggressivo, ma subito se ne pente, ha sensi di colpa e ne soffre. Ha difficoltà a collaborare e a lavorare in un gruppo paritario. Tutto ciò provoca uno stato di frustrazione e d’impotenza, che finisce con l’isolarlo ed emarginarlo.

2) Comportamento aggressivo: l’aggressivo critica e rimprovera in continuazione gli altri, è sicuro di avere sempre ragione, aggredisce, inferiorizza e colpevolizza il prossimo, impone la sua volontà; l’aggressivo vuole dominare, vincere, costringere gli altri alla propria volontà, fino ad umiliarli e schiavizzarli, esprime prevalentemente le proprie emozioni in modo violento, a volte disonesto; anche l’aggressivo sta male dopo l’aggressione, si crea di continuo nemici, è temuto o odiato, raramente è amato.

3) Comportamento assertivo attivo: l’assertivo non subisce, ma non aggredisce, accetta le idee degli altri ed è pronto a modificare le proprie, rispetta gli altri, non giudica, non è possessivo; riesce però a difendere i propri diritti, esprime le sue emozioni senza timore di critiche, se qualcosa va male non dà la colpa agli altri o al destino, ma a se stesso e cerca di rimediare o accetta. Chi è assertivo, pur rispettando gli altri, riesce a modificarne il comportamento, anche fino a portarlo a suo vantaggio.

Le tre distinzioni sono schematiche e, a volte, possono convivere in parte nella stessa persona.

L’obeso, solitamente, è un anassertivo di tipo passivo, subisce più che aggredire.

Un soggetto passivo nel lavoro, che subisce di essere strapazzato dal capo ufficio, a casa diviene aggressivo con i figli e i famigliari.

L’assertivo invece non si arrabbia né si sente frustrato, pertanto riesce non solo a vivere meglio, ma anche a non sviluppare quegli stati di ansia cronica o acuta che portano alla “fame nervosa”.

L’assertività non è innata, è appresa gradualmente in famiglia o nel contesto sociale della prima infanzia (asilo, scuola), se si ha la fortuna di avere genitori o maestri anch’essi assertivi, potremmo dire, in altre parole, tolleranti, democratici, sicuri di sé e rassicuranti. In seguito l’assertività può essere appresa con le letture e l’esercizio.